AI Act e chatbot: cosa prevede l'art. 50 per chi ha un sito
Dal 2 agosto 2026 si applica l'art. 50 dell'AI Act: chi parla con un chatbot deve sapere che è un'AI. Chi è obbligato e cosa fare sul tuo sito.
5 min di lettura
Di Nicolas Ricardi, Founder di Kiedi.me
Se hai un chatbot sul sito, la regola da ricordare è una: chi ci scrive deve sapere che sta parlando con un'intelligenza artificiale, fin dal primo messaggio. Lo prevede l'art. 50 dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, che si applica dal 2 agosto 2026.
Qui trovi l'essenziale: cosa chiede la norma, a chi tocca e cosa fare in pratica. Se stai ancora valutando se mettere un assistente sul sito, parti dalla guida sul chatbot AI per sito web.
Cos'è l'AI Act in breve
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689, la legge europea che regola l'intelligenza artificiale. Vale direttamente in tutti i Paesi dell'Unione e tratta i sistemi in modo diverso in base al rischio: alcune pratiche sono vietate, i sistemi ad alto rischio (come la selezione del personale) hanno obblighi pesanti, quelli che parlano con le persone devono essere trasparenti.
Un chatbot che risponde su orari, prodotti e servizi di solito non è ad alto rischio. Rientra negli obblighi di trasparenza: può lavorare, purché le persone sappiano con chi parlano.
Cosa dice l'articolo 50
L'art. 50 riguarda la trasparenza. Per un chatbot il punto è uno: le persone devono sapere di interagire con un sistema di AI, con un'informazione chiara e al più tardi al primo contatto. Una riga nascosta nei termini di servizio non basta.
L'avviso non serve solo quando è evidente a chiunque che si tratta di un'AI. Per un chatbot in un angolo del sito che risponde in italiano fluente non lo è: meglio non contarci.
L'articolo tocca anche i contenuti generati dall'AI, come immagini, audio e video realistici, che vanno resi riconoscibili. Sono obblighi che riguardano soprattutto chi sviluppa questi sistemi: non devi mettere filigrane alle risposte del tuo chatbot.
Chi deve fare cosa
L'AI Act distingue due ruoli:
- Fornitore: chi sviluppa il sistema di AI e lo mette sul mercato. Nel caso di un chatbot pronto all'uso, è l'azienda che te lo vende. Tocca a lui progettare il chatbot perché si presenti come AI.
- Deployer: chi usa il sistema per la propria attività. In pratica, la tua attività che mette il chatbot sul sito.
Anche se l'obbligo principale è del fornitore, la tua parte conta. Sei tu a scegliere nome e messaggio di benvenuto: se il bot si presenta come "Marco del customer care", stai facendo credere al visitatore di parlare con una persona. E se costruisci da solo un chatbot collegandoti a un modello di AI, il fornitore potresti essere tu.
Come mettere in regola il chatbot del tuo sito
Rendi chiaro che è un assistente AI
Controlla che la chat dica chiaramente, prima o all'inizio della conversazione, che risponde un'intelligenza artificiale. Scegli un nome che non sembri una persona: "Assistente virtuale" funziona meglio di "Giulia".
Aggiorna la privacy policy
Il chatbot raccoglie le domande dei visitatori e a volte dati personali. Nella privacy policy scrivi che usi un assistente basato sull'AI, chi è il fornitore, che dati tratta e per quanto tempo li conservi.
Limita le risposte ai tuoi contenuti
Non è un obbligo dell'AI Act, ma un chatbot che inventa prezzi o orari crea problemi con i clienti. Usa un sistema che risponde solo con le informazioni del tuo sito e ammette quando non sa una cosa. Approfondisci nella guida sulle allucinazioni dell'AI.
Cosa fa Kiedi per aiutarti
Per Kiedi il fornitore siamo noi. Ecco cosa trovi già nel prodotto:
- Avviso AI sempre visibile. In cima a ogni conversazione il widget mostra un messaggio fisso: "Stai parlando con un assistente basato sull'intelligenza artificiale." Non si può togliere dalle impostazioni.
- Risposte solo dai tuoi contenuti. Se un'informazione non c'è, il bot lo dice e invita a contattarti.
- Link alle pagine usate, così il visitatore può controllare da dove arriva la risposta.
- Nessuna finta identità. Il bot non si presenta mai come una persona.
Quello che resta a te: un nome e un messaggio di benvenuto che non facciano pensare a una persona. I termini di servizio lo mettono per iscritto.
AI Act e GDPR
Sono due regole diverse che valgono insieme. L'AI Act chiede trasparenza sul fatto che risponde un'AI; il GDPR riguarda i dati personali che raccogli. L'avviso "stai parlando con un'AI" non sostituisce l'informativa privacy, e viceversa.
Cosa si rischia
Le sanzioni dell'AI Act possono essere molto alte, con importi ridotti per PMI e startup. Per una piccola attività però il rischio più concreto è un altro: perdere la fiducia di un cliente che scopre di aver parlato con una macchina credendo di parlare con te. Mettersi in regola costa poco.
Domande frequenti
Cos'è l'AI Act?
È il Regolamento (UE) 2024/1689, la legge europea sull'intelligenza artificiale. Vale in tutti i Paesi dell'Unione e fissa regole diverse in base al rischio, compresa la trasparenza per i sistemi che parlano con le persone, come i chatbot.
Da quando si applica l'art. 50?
Dal 2 agosto 2026.
Una piccola attività con un chatbot sul sito deve fare qualcosa?
Poco, ma sì. Assicurati che il visitatore capisca subito di parlare con un'intelligenza artificiale, non presentare il bot come una persona e aggiorna la privacy policy.